InfluenzaH1N1, influenza suina e aumentato rischio in gravidanza
Dal sito dell'OMS
Ricerche condotte negli Stati Uniti e pubblicate
nell’edizione del 29 luglio della rivista The Lancet* hanno
puntato l’attenzione su di un aumento del rischio di
malattia grave o fatale in donne gravide infettate con il
virus pandemico H1N1.
Diverse altre nazioni
colpite da un vasto contagio del virus pandemico hanno
riferito un simile aumento del rischio nelle donne gravide,
e in particolare durante il secondo e il terzo trimestre di
gravidanza. Sono stati anche segnalati maggior rischio di
morte fetale e aborto spontaneo.
Inoltre i dati accumulati nel corso di precedenti pandemie
rafforzano la conclusione che le donne in gravidanza sono
maggiormente a rischio di conseguenze nefaste
dell’infezione.
Va detto che lo stato di gravidanza costituisce sempre un
fattore di aumentato rischio per l’influenza, anche quella
che colpisce il nostro Paese ogni inverno, ma vi è un
ulteriore fattore di allarme da aggiungere, costituito dal
fatto che la pandemia di H1N1 continua a colpire persone di
una fascia d’età più giovane rispetto all’influenza
stagionale.
L’Organizzazione Mondiale
della Sanità raccomanda le donne in gravidanza e i medici
che le seguono di prestare molta attenzione ai sintomi di
malattia simil influenzale, specialmente nei Paesi in cui
il virus H1N1 si sta rapidamente
diffondendo.
Raccomandazione
dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per il
trattamento
Il trattamento con il
farmaco Oseltamivir dovrebbe essere iniziato al più presto
dopo l’inizio dei sintomi. Siccome i benefici del farmaco
sono massimi se viene assunto entro le prime 48 ore della
sintomatologia, i medici sono invitati ad iniziare il
trattamento immediatamente e non aspettare i risultati dei
test clinici.
L’inizio del trattamento con Oseltamivir dopo le 48 dalla
manifestazione dei sintomi non ne vanifica l’efficacia, ma
la può ridurre drasticamente. Tra i benefici clinici
dell’uso di questo farmaco si ha un rischio ridotto di
polmonite (una delle cause più frequenti di morte nelle
persone infette) e minor frequenza di ricoveri
ospedalieri.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha anche
raccomandato di includere le donne in gravidanza tra i
gruppi prioritari per la somministrazione del vaccino,
appena questo sia disponibile.
Segni di pericolo in
tutti i pazienti
La maggioranza delle persone colpite dal virus H1N1 in
tutto il mondo provano sintomi lievi e recuperano
pienamente entro una settimana, anche in assenza di
qualsiasi trattamento medico. Il monitoraggio dei virus da
molteplici focolai epidemici non ha messo in evidenza
alcuna variazione nella capacità del virus di propagarsi o
provocare malattia grave.
Oltre alle donne in
gravidanza, altri gruppi a rischio maggiorato di malattia
grave o fatale sono le persone con malattie in corso, come
malattie croniche polmonari (come l’asma), cardiovascolari,
diabete ed immunosoppressione. Alcuni studi preliminari
suggeriscono che l’obesità, e specialmente quella estrema,
possa essere un fattore di rischio per complicazioni
gravi.
Nell’ambito di questo quadro assai rassicurante, un piccolo
numero di persone per altro in salute, generalmente sotto i
50 anni, vanno incontro ad una progressione molto rapida e
spesso fatale della malattia, caratterizzata da una
polmonite che devasta il tessuto polmonare, e da
insufficienza di molti organi. Purtroppo non è stato ancora
definito alcun fattore che possa predire questo percorso di
malattia grave, benché si stiano effettuando ricerche
mirate in proposito.
I
medici, i pazienti e coloro che forniscono cure a domicilio
devono essere attenti a segni di pericolo che possono
segnalare la progressione verso malattia grave. Siccome la
progressione può essere molto rapida, dovrebbe essere
chiamato un medico ogniqualvolta uno dei seguenti segnali
d’allarme si manifestino in una persona con infezione H1N1
confermata o sospetta:
Nei bambini i segnali di pericolo includono respiro veloce o difficoltà a respirare, lentezza di riflessi, difficoltà a svegliarsi e scarso o assente interesse per il gioco.
*Jamiesan DG et al. H1N1 2009 influenza virus infection during pregnancy in the USA. Lancet 2009; pubblicato online July 29, 2009
Influenza aviaria e gravidanza
Scienziati cinesi e statunitensi hanno trovato che il ceppo H5N1(influenza aviaria) può essere trasmesso dalla madre al feto.
Hanno anche dimostrato che, a differenza dei ceppi finora conosciuti, che si limitavano ad infettare il tratto respiratorio, H5N1 può infettare molteplici organi, compreso il cervello. Questo spiegherebbe l'elevato potere patogeno del virus e l'alta mortalità riscontrata tra i soggetti infetti.
Citomegalovirus
Il citomegalovirus è la prima causa di infezioni congenite
e di malformazioni conseguenti. L'infezione in gravidanza
può provocare sordità, ritardo mentale, compromettere la
vista e le capacità motorie (paralisi cerebrale).
In Italia un bambino ogni mille nasce con problemi o
infermità causate dall'infezione da CMV, o li svilupperà
nei primi anni di vita. Non è invece noto il numero di
aborti causati dal virus, perché soltanto raramente si è in
grado di risalire al virus come causa, soprattutto quando
l'aborto avviene nelle primissime settimane seguenti il
concepimento. Eppure questo è il problema meno noto alle
future mamme, tra quelli che possono compromettere la loro
gravidanza.
Il pericolo di trasmissione al feto è legato allo stato
immunitario della madre; se questa è già venuta
precedentemente a contatto col virus il rischio di
trasmissione seguita da conseguenze avverse sul feto è
molto ridotto. Se invece la madre non è mai stata infettata
prima, allora il rischio di trasmissione è molto più
elevato.
Purtroppo non è ancora disponibile un vaccino contro CMV e
i farmaci efficaci contro il virus sono troppo tossici per
essere utilizzati in gravidanza.
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Rosolia
Il virus della rosolia è in grado di superare la barriera placentare e provocare anomalie embrio-fetali; quindi, se la rosolia viene contratta da una donna in corso di gravidanza si possono verificare aborto spontaneo, morte intrauterina del feto, o gravi malformazioni fetali (sinfrome della rosolia congenita), e ritardo di acquisizione delle tappe dello sviluppo. Le più comuni e gravi malformazioni sono difetti dell’udito su base neurosensoriale, difetti oculari (ad esempio glaucoma, cataratta, retinopatia pigmentosa) e cardiaci. La probabilità di trasmissione transplacentare e di comparsa di manifestazioni cliniche dipende dall’epoca della gravidanza in cui la madre contrae l’infezione: più precoce è l’infezione, maggiore è il rischio di danno embrio-fetale.
La sindrome della rosolia congenita, infatti, si presenta in una percentulae che arriva fino al 90% dei neonati di donne che hanno contratto l’infezione prima dell’11a settimana di gravidanza. La probabilità di danno fetale diminuisce se l’infezione viene contratta nei mesi successivi al primo trimestre (10-20% alla 16a settimana). Quando l’infezione materna avviene dopo la 20a settimana di gestazione, le alterazioni congenite, invece, sono rare, e consistono, quasi esclusivamente, in ritardi dell’accrescimento intrauterino o eccezionalmente, deficit uditivi.
Morbillo
ll morbillo è una malattia virale (Paramixovirus) dell' infanzia, che oggigiorno è poco frequente grazie alla vaccinazione. Può presentarsi occasionalmente nelle persone adulte che non siano state vaccinate o non abbiano avuto la malattia in età infantile. The mumps vaccine is part of the MMR jab.
Se una donna contrae il virus del morbillo nei primi mesi di gravidanza, va incontro ad un lieve aumento del rischio di aborto spontaneo. E' rara la possibilità di una infezione fetale e non sono noti effetti avversi dell'infezione sul feto.
Se invece l'infezione da morbillo è contratta nelle 2 - 3 settimane precedenti al parto, è possibile che il bambino si ammali di morbillo nei primi giorni di vita.
Riguardo alla prevenzione della malattia nella donna in gravidanza, la vaccinazione anti-morbillo (vaccino costituito da virus vivio attenuato) non va eseguita in gravidanza. Se invece una gravida non vaccinata si trova esposta al rischio di contagio, è bene somministrare anticorpi specifici contro il virus del morbillo.
Varicella
La varicella è una malattia che si presenta tipicamente nell' età infantile e pertanto è raro il riscontro della varicella in gravidanza.
Qualora una donna vada incontro alla varicella nel corso del primo trimestre di gravidanza può verificarsi un maggior rischio di aborto o di malformazioni fetali. Se la varicella si verifica nel secondo e terzo trimestre di gravidanza, il virus della varicella dal sangue materno, attraversando la placenta, arriva al feto. Questo successivamente guarisce perchè riceve anche gli anticorpi di produzione materna.
Se invece la donna manifesta la varicella pochi giorni prima del parto, il bambino può nascere sano, ma nei primissimi giorni può manifestare la malattia anche in forma molto grave; in questa circostanza infatti il bambino nascendo pochi giorni dopo l' infezione materna ha fatto in tempo a ricevere dalla madre il virus ma non gli anticorpi.
Per quanto attiene alla prevenzione è importante che la gestante non immune (cioè che non ha avuto in passato la varicella) cerchi di evitare le possibili occasioni di contagio. Qualora il contagio avvenga, è utile quanto prima (entro le 72 ore) provvedere alla somministrazione di immunoglobuline (anticorpi) specifiche anti virus della varicella.

