Citomegalovirus

Cos’è il citomegalovirus?

Il citomegalovirus, CMV, è uno degli otto membri attualmente conosciuti della famiglia degli herpesvirus che infettano l’uomo.

Come si manifesta?


Quando il virus infetta per la prima volta un individuo si parla di infezione “primaria”. L’infezione passa il più delle volte inosservata, in altri casi invece si manifesta con sintomi simili a quelli di un comune raffreddore: febbre, gola infiammata, stanchezza e ghiandole ingrossate. Raramente, provoca una sintomatologia simile alla mononucleosi.

L’infezione dura una o due settimane nell’adulto in buona salute, dopodiché il virus viene forzato dal nostro sistema immunitario ad entrare in uno stato detto di “latenza”, perché non può più replicarsi. In questo stato rimane nel corpo della persona infetta per il resto della sua vita e, in particolari condizioni, può riattivarsi e riprendere a replicarsi. Le riattivazioni possono essere anche frequenti, ma generalmente non danno sintomi degni di nota. Quando il virus si riattiva, o quando l’individuo infetto viene nuovamente infettato da un CMV che proviene da un altro individuo, si parla di infezione “secondaria” o “ricorrente”.


Nei bambini che vengono infettati entro il terzo anno di vita, l’infezione dura molto più a lungo che nell’adulto, in media 18 mesi, con un minimo di 6 e un massimo di 42! Per tutto questo tempo questi bambini sono infettivi e possono trasmettere il virus ad altri. Tra i bambini di meno di tre anni che frequentano asili nido ce n’è almeno uno su quattro che elimina CMV attraverso le urine e la saliva.

Come si trasmette?


Il CMV si può trovare nei fluidi corporei come sangue, saliva, urina, lacrime, liquido seminale, liquido vaginale.

L’infezione si trasmette mediante il contatto diretto delle nostre mucose (bocca, naso, occhi, genitali), con i fluidi di persone infette. Non bisogna pensare che, vista la natura dei fluidi contaminati, la trasmissione sia un evento raro: tutti coloro che dopo aver toccato un peperoncino piccante hanno portato distrattamente un dito a contatto con un occhio riconosceranno la facilità con cui sostanze biologicamente attive provenienti dall’ambiente esterno possono venire a contatto con le nostre superfici sensibili e provocare conseguenze imprevedibili. Quando si verificano più frequentemente le condizioni per la trasmissione del virus da una persona all’altra?
quando ci scambiamo dei baci,
quando urina, saliva o lacrime entrano in contatto con le nostre mucose, direttamente o attraverso le nostre mani,

durante i rapporti sessuali.


Perchè preoccuparsi?


Come abbiamo visto più sopra, l’infezione da CMV non desta particolare preoccupazione se contratta da persone adulte o da bambini in buona salute, ma se viene contratta da donne in gravidanza, che non abbiano avuto in precedenza tale infezione, il virus può infettare il feto e provocare danni molto seri. Visita il sito di una mamma che affronta il problema del costo elevato delle cure per i bambini affetti dai disturbi causati dal virus e i siti di Emilie e Coline, due bimbe francesi colpite dal virus.

Di fatto, CMV è la causa di infezione congenita più comune, con un’incidenza 1-3% dei nati vivi negli USA. In Italia l’incidenza è inferiore, ma si stima che nascano ogni anno circa 1500 bambini con infezione congenita da CMV. Di questi dai 300 ai 500 soffre o svilupperà nel tempo conseguenze permanenti dell’infezione.

Staminali
Questi dati sono sicuramente sottostimati, perché quando il danno si manifesta anni dopo la nascita, è difficile risalire a CMV come causa. A questo proposito è interessante notare che in uno studio recente è stato possibile dimostrare che tra i bambini con grave compromissione dell’udito, il 27% era nato con infezione congenita da CMV.

Tra i neonati che nascono con infezione congenita da CMV e manifestano sintomi, il 10% non sopravvive, il 60% svilupperà vari gradi di compromissione dell’udito, il 45% soffrirà di ritardo mentale, il 35% di paralisi d’origine cerebrale, il 15% di compromissione della vista.
Tra i neonati che nascono con infezione congenita da CMV e non manifestano sintomi, tutti sopravvivono, ma nel tempo il 7-15% manifesta vari gradi di compromissione dell’udito, il 2-10% soffre di disturbi dell’apprendimento, meno dell’1% di paralisi d’origine cerebrale e l’1-2% di compromissione della vista.

Due cellule staminali della placenta infettate dal citomegalovirus,
osservate al microscopio, appaiono costellate di
proteine virali (colorate in giallo).



Quando preoccuparsi?


Quasi tutte le infezioni congenite che provocano sintomi nei neonati avvengono o poco prima del concepimento o nei primi tre mesi di gravidanza in donne che vengono a contatto con il virus per la prima volta, ovvero hanno un’infezione primaria in atto.
I feti possono a loro volta essere infettati attraverso la madre, in quanto il virus è in grado di attraversare la placenta. La percentuale di trasmissione da madre a feto può arrivare al 50% dei casi nelle infezioni primarie. Purtroppo circa il 30% dei feti infettati soffriranno di gravi handicap.
Se l’infezione avviene nei 6 mesi che precedono il concepimento le probabilità di infezione del feto e di sintomi alla nascita sono inferiori. In uno studio recente su 12 donne che avevano contratto l’infezione tra le 2 e le 18 settimane prima della gravidanza, solo una ha dato luce ad un bimbo infetto ma senza sintomi. Questo tasso di trasmissione è superiore a quello riscontrato in donne che abbiano contratto il virus in periodi più remoti e siano pertanto immunizzate, ma molto inferiore rispetto a quello registrato se l’infezione avviene per la prima volta dopo il concepimento.
Accade che infezioni congenite si verifichino in seguito ad infezioni secondarie o ricorrenti, ma in questi casi è raro che ne conseguano sintomi o affezioni gravi nei neonati, perché le madri, già immunizzate prima della gravidanza, proteggono con i loro anticorpi il feto. La frequenza di infezioni congenite da infezioni ricorrenti varia dallo 0,2 al 2%.

Fattori di rischio per l’infezione materna

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Il fattore di rischio più importante per l’infezione materna è l’esposizione frequente e prolungata a bambini piccoli. Al di sotto dei tre anni infatti, i bimbi infettati eliminano virus vivo e infettante nella saliva e nelle urine per un periodo medio di 18 mesi. Pertanto le donne sieronegative che hanno contatti con bimbi di quell’età hanno probabilità di contrarre l’infezione dalle 10 alle 25 volte maggiori rispetto alle altre donne.

Quali precauzioni prendere?


Non esistono vaccini per CMV.
Sebbene la messa a punto di un vaccino capace di prevenire l’infezione congenita da CMV sia auspicato e considerato una priorità dalle maggiori autorità sanitarie del pianeta, i progressi in questa direzione negli ultimi 30 anni sono stati molto lenti, in buona parte perché i fondi pubblici e dell’industria messi a disposizione del progetto sono stati inadeguati.
Al momento sono in corso di valutazione due vaccini.



Come prevenire l’infezione


E’ importante cercare di evitare tutte le occasioni di entrare in contatto con le mucose di persone infette o con i loro fluidi corporei.
Particolare riguardo si dovrà tenere nelle relazioni con i bambini in età prescolare (maggiormente tra uno e tre anni di età), che sono spesso altamente infettivi anche se non manifestano sintomi di infezione. L’infezione è infatti molto diffusa negli asili nido e nelle scuole materne.
Durante la gravidanza ricordati pertanto di seguire scrupolosamente le seguenti regole di comportamento e di igiene per evitare l’infezione (particolarmente se lavori a contatto con bambini piccoli):
lavati spesso le mani, soprattutto dopo aver dato da mangiare, fatto il bagnetto, pulito il naso, o cambiato i pannoloni ad un bimbo o toccato i suoi giocattoli. Le mani vanno lavate con cura, per almeno 20 secondi, con acqua e sapone.
Non toccarti il naso, gli occhi o la bocca se hai le mani sporche. Anche i giocattoli che ha appena usato un bambino possono essere fonte di infezione.
Non baciare bambini piccoli sulla bocca, vicino alla bocca o sulle mani.

Non mangiare il cibo avanzato da un bambino, non usare le sue posate, il suo piatto o il suo bicchiere, non pulire il suo ciuccio con la tua bocca.
Non condividere asciugamani con un bimbo. Evita di dormire con un bimbo.

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